Tracciare gli Inbound e Outbound Link con Google Analytics

Il termine tecnico “outbound link” sta ad indicare i link che puntano ad un sito esterno rispetto al sito di partenza. Nel caso del nostro ecommerce, ad esempio, parleremo di outbound link per indicare i link che dal nostro sito puntano ad altre risorse. Gli inbound link (o backlink), invece, sono i link in entrata, ovvero i link presenti su altri siti ed altre pagine ma che puntano al nostro sito.

Tracciamento degli outbound link con Analytics

Outbound link significa in italiano “link in uscita”, ovvero i link presenti sulle nostre pagine che vanno su altre risorse e quindi altri siti web, di nostra o altrui proprietà. In genere l’inserimento di outbound link è finalizzato ad aumentare la link popularity, o comunque studiato in chiave SEO.

In fase di monitoraggio, quindi in riferimento a Google Analytics, possiamo studiare gli outbound link per capire quando l’utente abbandona il nostro sito, dove e perchè, ma anche a quali link esterni è più interessato.

Ricordiamo che in fase di SEO è importantissimo fornire outbound link non solo perchè a Google “piacciono” i link di qualità, ma anche per offrire all’utente un ottimo servizio. Molti sviluppatori e proprietari di siti web stanno ben attenti a inserire link esterni per non “perdere” l’utente, ma la pratica va a scapito della qualità del nostro lavoro, talvolta.

Il monitoraggio degli outbound link richiede la personalizzazione del codice Analytics, quindi piccoli interventi su HTML e Javascript. Consigliamo, dunque, di svolgere l’operazione con un professionista del web.

La personalizzazione del codice si può effettuare sia in Analytics classico che con Universal Analytics, ovvero analytics.js. Nell’apposita guida, ci viene spiegato come impostare il monitoraggio eventi, ossia monitorare un aspetto che non viene tracciato e seguito in automatico da Analytics.

Lo script di esempio fornito da Google è il seguente, per Universal Analytics, e va incollato all’interno della pagina interessata:

<script>

var trackOutboundLink = function(url) {

ga(‘send’, ‘event’, ‘outbound’, ‘click’, url, {‘hitCallback’:

function () {

document.location = url;

}

});

}

</script>

Il secondo passaggio è collegare il link interessato allo script tramite la funzione trackOutboundLink di Javascript, ovvero inserendo una porzione di codice all’interno del link che intendiamo monitorare. Ecco l’esempio:

<a href=”http://www.sitodiesempio.com” onclick=”trackOutboundLink(‘http://www.sitodiesempio.com’); return false;”>Visita questa pagina</a>

Tracciamento degli inbound link

Da dove arrivano i nostri utenti? Da quanti siti esterni, ovvero da quale categoria di siti arrivano più contatti? E quali fonti ci forniscono più contatti targettizzati? A queste ed altre domande risponde il tracciamento dei backlink, che possono essere verificati già attraverso il Traffico di Ricerca nei Google Webmaster Tools. Qui possiamo vedere da quali domini arrivano i backlink, a quali pagine puntano e via di seguito.

Molto interessanti potrebbero essere le menzioni sui social, ossia quelle conversazioni nelle quali un utente social ha inserito un link che punta alla nostra risorsa. Se per G+ il monitoraggio è automatico, per Facebook e soci dobbiamo configurare il Social Plug-in Anlaytics, seguendo le istruzioni di Google in questa pagina. La funzione da tenere d’occhio è Social Reports, alla voce “Pages”. Qui è possibile non solo visionare le pagine più condivise del nostro sito, ma anche vedere chi ci ha condiviso e quindi tutti i backlink che puntano al nostro sito.

Per conoscere invece il flusso, ovvero la provenienza generica dei visitatori ed il percorso effettuato, possiamo seguire  lo User Flow.

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