Ottimizzare un E-commerce in Vista del Monitoraggio su Google Analytics

Ottimizzare è una parola sempre molto utilizzata sul web, soprattutto in ambito SEO. L'ottimizzazione è funzionale, infatti, non solo al buon posizionamento di un sito, ma anche e soprattutto alla user experience, quindi alla reale fruibilità del sito stesso.

Ottimizzare significa migliorare nella direzione dell'utile, eliminare quello che non funziona ed incontrare i bisogni e la domanda dell'utenza.

L'ottimizzazione, dunque, va in due direzioni: da un lato ci permette di rendere il nostro ecommerce più “appetibile” per gli algoritmi dei motori di ricerca, in primis Google. Dall'altro, invece, va nella direzione di uno sguardo reale all'utente, sguardo che possiamo maturare anche con strumenti di Analytics e tracciamento dati.

Ecco, dunque, come si incrociano il lavoro del data analyst e del SEO su un progetto ecommerce.

Una terza direzione dell'ottimizzazione è altrettanto importante e riguarda il posizionamento dei banner pubblicitari, come degli annunci Adsense ad esempio. Per quel che riguarda AdSense esiste una specifica policy ben illustrata da Google, e che ci spiega come inserire gli annunci e come NON inserirli, quindi cosa non fare. La posizione degli annunci e l'aspetto degli annunci sono due delle variabili che più incidono nel successo degli stessi.

Content optimization per ecommerce

Lo strumento principale per ottimizzare i contenuti sull'ecommerce con Analytics sono i SEO reports, funzionalità che richiede la precedente attivazione dei Webmaster Tools. Premettendo di averlo fatto, andiamo in Adsense e alla voce “Acquisizione” del menu di sinistra clicchiamo su “Ottimizzazione per i motori di ricerca”. Si aprirà un sottomenu con 3 voci:

  • Query;
  • Pagine di destinazione;
  • Riepilogo geografico;

Le metriche su cui ci andremo a concentrare sono 4, e vengono approfondite nella guida di Analytics dallo stesso team di Google:

  • Impressioni, ovvero quante volte un URL del nostro sito compare sui risultati di ricerca di un utente, senza considerare gli annunci a pagamento;
  • Clic, ovvero quante volte un utente clicca sui risultati di cui sopra;
  • Posizione media, ovvero per ogni query il ranking degli URL;
  • CTR, la % dei click.

Nel rapporto Query abbiamo le principali key che hanno condotto traffico al nostro sito, quindi le key più gettonate ma anche quelle che, pur conducendo molti utenti al sito, si sono tradotte in una % bassa di click. In questi casi Google suggerisce un lavoro sul contenuto: significa fornire contenuti più ricchi, originali, informativi e ben formattati, che possano insomma catturare l'attenzione dell'utente ma non si limitino a fungere da specchietto per le allodole. Piuttosto, forniscano un vero valore aggiunto alla pagina in questione e all'intero sito.

Il Rapporto Pagine di Destinazione fa invece riferimento alle landing pages, ovvero i nostri URL che più hanno generato impressioni nelle SERP. Questo ci permette di riconoscere le pagine che hanno ricevuto più click ma che sono peggio posizionate nelle SERP, e provvedere ad un lavoro di miglioramento dei contenuti o di ottimizzazione SEO.

Per configurare i dati SEO in Google Analytics basta leggere la dettagliata pagina della guida ufficiale di Analytics.

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