Ottimizzare le Pagine di Ricerca Interne del Sito Ecommerce

Ci sono alcune pagine che è meglio non trascurare nell’ottimizzazione di un sito web, nonostante sembrino rivestire un ruolo poco importante per la SEO. Tra esse ci sono le pagine di ricerca interne, spesso sottovalutate e realizzate con una certa approssimazione.

La pagina di ricerca interna, invece, è di fondamentale importanza in quanto rappresenta il nostro “Google”, la nostra porta d’ingresso laterale alle sezioni del sito.

La prima fase dell’ottimizzazione delle internal pages riguarda lo studio. Ovvero lo studio di cosa cercano più spesso i nostri utenti, e di come lo cercano, anche attraverso i motori. Supponiamo di avere un ecommerce che vende cancelleria di lusso. Se tra i risultati di ricerca compare spesso “penne argento” potrebbe voler dire che la navigazione non è molto chiara, e l’utente si rivolge al motore interno per trovare quel che cerca. Il modo migliore per conoscere tutto questo è leggere le statistiche di Google Analytics.

Altrettanto importante è implementare un motore che garantisca suggerimenti di ricerca ben fatti, un po’ come fa Google, per intenderci. Assieme può essere implementata una funzionalità che mostra le ricerche più frequenti, i termini più popolari e quelli più rilevanti, per fornire ulteriori stimoli all’utente.

I dati raccolti leggendo i “Site Search Settings” di Analytics dovranno aiutarci a migliorare la Search Experience per ottenere un risultato molto elementare, che si traduce in “più conversioni”. Quanto ci mette un utente ad abbandonare un sito perché non trova subito quel che cerca? Impiega davvero poco, confermano gli studi di settore. Secondo una recente ricerca del 2014 ben il 30% degli utenti ecommerce utilizza la site search per raggiungere gli item o le funzionalità cercate, e la stessa ricerca ci dice che l’utente che ha una precisa idea, se ben “servito” dal motore di ricerca interno, è più propenso ad acquistare.

Per aumentare le conversioni i passaggi sono semplici.

Il primo, come dicevamo, è raccogliere dati, e comprendere le eventuali problematicità del nostro sito. Possiamo ad esempio rendere più grande ed evidente la barra di ricerca, per incoraggiare l’utente ad utilizzarla. È dimostrato che un search box funziona se inserito in posizione centrale nella pagina, e ben evidente all’interno di un riquadro.

Il secondo aspetto da valutare riguarda i risultati di ricerca. Se il nostro utente cercasse “penne in avorio” e non trovasse nulla, sarebbe veramente antipatico imbattersi in una scritta tipo “nessun risultato trovato”. Meglio inserire, come suggerisce anche Matt Cutts, una lista di related items, ovvero oggetti correlati e che potrebbero interessare alla persona che ha effettuato la ricerca. Questo lavoro può essere svolto egregiamente implementando motori di ricerca interni ad alte prestazioni.

Un ulteriore step potrebbe riguardare l’integrazione nei risultati di ricerca di item suggeriti, anche di categoria superiore, ma appartenenti magari alla stessa fascia di prezzo.

Rendiamo anche possibile all’utente il filtraggio dei risultati di ricerca. È davvero fastidioso imbattersi in centinaia di risultati e non poter filtrare per tipologia di prodotto, prezzo, rating, taglia, colore e quant’altro. Ricordiamo che l’utente vuole risultati esatti e corrispondenti alla sua ricerca, ma non disdegna anche i suggerimenti tematici e in linea con i suoi interessi.

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