Libra cambierà il modo di fare e-commerce?

È molto probabile che, se non sei vissuto lontano dal web negli ultimi mesi, hai sentito parlare di Libra, il nuovo progetto criptovalutario lanciato da Facebook. Libra è d’altronde uno dei temi più caldi in tutto il mondo in questo momento, e tutti, dai politici agli imprenditori, si stanno domandando quale sia il suo incredibile potenziale, quali siano i vantaggi e quali i rischi.

D’altronde, se tutto va come previsto da Mark Zuckerberg e dall’Associazione Libra, presto le aziende e gli imprenditori e-commerce potranno avere a disposizione uno strumento incredibilmente potente per aumentare le vendite e incrementare i loro profitti.

Cos’è Libra?

Ad ogni modo, supponendo che non abbia le piene conoscenze su Libra, compiamo una piccola premessa, prima di occuparci in che modo il progetto di Facebook potrebbe abbattersi sul mondo del commercio elettronico.

Per chi è a digiuno, giova dunque rammentare che Libra sarà una valuta digitale sostenuta da attività finanziarie e titoli del Tesoro statunitense. Il che, in fin dei conti, avvicina Libra al concetto di stable coin: non sarà una valuta volatile come le altre valute digitali, ma le sue quotazioni dovrebbero essere molto meno dinamiche, a conferma della sua fruibilità come strumento di regolamento, piuttosto che di speculazione.

Proprio questo ultimo aspetto è cruciale per i commercianti online, in quanto nessuno probabilmente accetterebbe Libra in cambio della vendita dei propri beni e servizi, se Libra fosse una valuta super volatile, con il rischio che pochi minuti dopo la vendita il valore del proprio incasso ha perso terreno. Insomma, a differenza di Bitcoin, Ethereum e altre valute digitali, Libra potrà godere di una maggiore stabilità dei prezzi e non subirà fluttuazioni enormi.

In secondo luogo, Libra consente a chiunque di utilizzare uno strumento di pagamento simil-bancario, anche se non si ha o non si vuole usare il proprio conto corrente bancario. Dunque, per il proprio e-commerce, sarà possibile accettare pagamenti digitali da più di 2 miliardi di utenti (quelli che attualmente popolano l’ecosistema di Facebook), anche se questi non sono bancarizzati.

Insomma, Libra dovrebbe permettere alle persone di diventare indipendenti dalle proprie banche e di poter fare con maggiore flessibilità le proprie scelte finanziarie. Una ritrovata libertà finanziaria che non è sempre ben vista, e che ha sollevato ben più di qualche obiezione da parte del mondo finanziario e monetario tradizionale. Perché?

Le principali domande / risposte su Libra

Chiarito che Libra è la nuova criptovaluta di Facebook, che dovrebbe permetterti di inviare denaro in tutto il mondo, per effettuare pagamenti (e non solo), vediamo alcune brevi domande – e relative risposte – su un progetto ancora in parte misterioso.

Libra è davvero una criptovaluta? Difficile dirlo anche se, in effetti, i puristi potrebbero fornire una risposta negativa. Rispetto a valute fiat, come il dollaro USA, l'euro o lo yen, Libra è decisamente una criptovaluta nei termini in cui non esiste una banca centrale. Tuttavia, rispetto alle “vere” criptovalute come Bitcoin, Libra sembra prestare il fianco a diverse caratteristiche che la allontanano da questo fronte. Libra non è infatti decentrata, ma è gestita centralmente, perché solo pochi istituti di fiducia possono tenere traccia del registro su cui si rilevano le transazioni. Questa caratteristica la rende più simile a una moneta digitale piuttosto che a una moneta criptata. È anche vero che Libra può essere assegnata a wallet contraddistinti da psuedonimi, e che i trasferimenti sono realizzati con operazioni a chiave pubblica. Insomma, non è proprio una criptovaluta ma non è nemmeno una valuta fiat: sarebbe forse più giusto definirla una sorta di “ibrido”.

Perché si dice che Libra è una stablecoin? Se hai sentito dire che Libra è una stablecoin, ma non sai cosa significa, è giunto il momento di rimediare. Fondamentalmente, qualsiasi criptovaluta che è ancorata a una valuta fiat (ad esempio, il dollaro USA o l’euro) o a qualche tipo di titolo garantito dal governo (come i titoli di Stato) si definisce come stablecoin. L'idea è che grazie a questo collegamento i valori della criptovaluta dovrebbero essere più stabili- da qui, il nome! – e meno volatili (rispetto, ad esempio, al Bitcoin, che non è ancorato a nulla). L’obiettivo dei creatori della stablecoin è semplice: permettere agli utilizzatori di poter fruire di una valuta digitale i cui valori non cambiano in maniera repentina e aleatoria e, dunque, poter utilizzare la criptovaluta come si utilizzerebbe il denaro fiat. Insomma, meno speculazione, più utilizzo per compiere e ricevere pagamenti.

Libra funziona su una blockchain? La risposta è positiva. Così come molte altre criptovalute, anche Libra opererà su una blockchain, anche per il momento non abbiamo dei dettagli, se non qualche riferimento tecnologico nel white paper del progetto criptovalutario di Facebook.

Siamo sicuri utilizzando Libra? Come abbiamo avuto modo di rammentare, l’associazione Libra ha cercato di rassicurare sulla sicurezza tecnologica su cui si baserà questo progetto. Tuttavia, e ne parleremo tra breve, la principale preoccupazione dei più critici non è solamente sul fronte tecnologico, quanto su quello legato alla gestione dei dati. L’esperienza negativa di Facebook – Cambridge Analytica è un pesante fardello nel progetto, una sorta di spettro che si aggira sopra Mark Zuckerberg. Difficile dunque rassicurare i più attenti alla propria riservatezza, almeno fino a quando Libra non entrerà pienamente in azione (e, forse, nemmeno a quel punto!).

Libra sarà implementata? Sembra proprio di si, anche se i contestatori e gli oppositori – anche tra autorevoli legislatori – non mancano di certo! Negli Stati Uniti, ad esempio, molti deputati e senatori hanno domandato al governo di domandare a Facebook di bloccare lo sviluppo i Libra fino a quando il Congresso non fornirà il via libera ufficiale.

Tuttavia, è difficile che gli ostacoli legali e normativi possano bloccare il progetto di Zuckerberg. Gli ostacoli possono essere rimossi o aggirati, in alcuni casi. In altri casi, è possibile collaborare con il “nemico”, soprattutto visto e considerato che non mancano poi tanti mesi per il lancio ufficiale di questo asset digitale.

Le preoccupazioni su Libra

Come ogni nuova tecnologia – soprattutto se di declinazione finanziaria – ci sono alcune gravi preoccupazioni su Libra e, in particolar modo, sulla gestione dei dati personali degli utenti. D’altronde, c’è poco di cui stupirsi: Facebook è stata coinvolta in un enorme scandalo sulla privacy insieme a Cambridge Analytica, e si guarda dunque con crescente scetticismo alle sue reali capacità. Il responsabile della blockchain di Facebook, David Marcus, ha dichiarato che Libra rispetterà ogni legge sulla privacy, ma le rassicurazioni, almeno per il momento, non sembrano essere bastate.

Quel che sembra intuibile che tutte le parti in causa – compresi gli sviluppatori di terze applicazioni che potrebbero creare servizi di wallet sulla blockchain di Libra – saranno costretti ad implementare le procedure di conoscenza del cliente e di antiriciclaggio previste dalla legge, e che dunque dovrebbe esserci un processo simile a quello che tutti noi affrontiamo quando, magari, apriamo un nuovo conto corrente bancario o un conto di trading online. Facebook non dovrebbe avere accesso diretto a questi dati, separando in tal modo Mark Zuckerberg da questa sfera.

Ma gli attuali strumenti di antiriciclaggio sono sufficienti per impedire che i negozi online diventino un centro di riciclaggio di denaro sporco?

Forse si, o forse no. La domanda che tutti si pongono è d’altronde se effettivamente le procedure oggi in utilizzo possano essere sufficienti a proteggere la reputazione del tuo negozio, considerato che nessuno store online vorrebbe esser coinvolto in traffici che potrebbero danneggiare la propria immagine.

Ebbene, in linea di massima c’è da sperare che le rassicurazioni fornite siano sufficienti. D’altronde, si è capito che i processi di conoscenza della clientela che verranno applicati sono essenzialmente quelli già utilizzati dalle banche, e dunque Libra dovrebbe essere “sicura”, per l’utente, esattamente come “sicuri” si potrebbe essere accettando denaro tramite carte Visa o MasterCard.

Naturalmente, questo non significa che non possano esserci dei risvolti che ancora non possiamo analizzare con congruità – d’altronde, i dettagli sul funzionamento di Libra sono ancora parziali – tuttavia, siamo relativamente ottimisti sullo sbilanciamento della bilancia sui pro, piuttosto che sui contro.

Ma allora Libra ci porterà nuova clientela?

Ora, la domanda che probabilmente qualche imprenditore di e-commerce si sta ponendo dopo aver letto le righe precedenti è: è dunque vero che Facebook può portare al mio sito dei nuovi utenti, quali quelli non bancarizzati? Andiamoci piano!

Facebook è un social network utilizzato da più di 2,4 miliardi di persone in tutto il mondo, comprese anche una parte non marginale di persone che vivono in alcune delle nazioni più povere del pianeta, e comprese anche quelle che non hanno accesso a un conto corrente bancario. Per i non bancarizzati, Facebook sta dunque per permettere la possibilità di entrare nel mondo digitale e di accedere a una pletora di nuovi beni e servizi digitali, tutti abilitati a Libra.

La risposta è dunque superficialmente positiva. Inizialmente è anche ben possibile che Libra possa rivolgersi in modo più consistente e dedicato proprio ai non bancarizzati, aiutandoli a creare un rapporto di pagamento grazie al quale iniziare a godere del mondo dello shopping online. considerato che su Facebook ci sono ben 1,7 miliardi di persone non bancarizzate, ne deriva che il potenziale di questo processo è davvero esplosivo: si tratta dunque di una quantità incredibile di potenziali nuovi clienti che le aziende di e-commerce possono iniziare a raggiungere immediatamente!

Certo, il discorso è ben valido per chi opera sui mercati emergenti e in via di sviluppo, ma non molto per un mercato maturo come quello italiano, dove una buona parte degli utenti Facebook è cliente bancario. Dunque, se vendi i tuoi prodotti esclusivamente al mercato italiano, quello su cui dovresti puntare non è tanto la possibilità di catturare utenti non bancarizzati (che pur potresti trovare in misura non sottovalutabile), quanto la possibilità di catturare quegli utenti che preferiscono utilizzare sistemi di pagamento innovativi come Libra.

In tal secondo aspetto, Libra potrebbe evidentemente fungere da forte sponsor nei confronti dei negozi su Facebook, che stanno diventando sempre più popolari, tanto da aver servito miliardi di clienti dalla loro creazione, ma che con l’integrazione con Libra potrebbero ricevere una nuova spinta.

Certo è che, anche in tale ambito, molti utenti (sia lato imprese, che lato consumer), sono ancora piuttosto perplessi nell’affidare i propri dati a Facebook, a causa dei noti problemi del passato. Tuttavia, le cose potrebbero cambiare rapidamente nel momento in cui i benefici derivanti dalla fruizione di questo sistema dovessero più che compensare i malus.

Insomma, Libra e Facebook sono un'enorme opportunità per gli imprenditori online per poter espandere la portata globale della propria offerta a una base clienti sempre più vasta. Molto naturalmente dipenderà da ciò che la Libra Association riuscirà a realizzare con sostanza, considerate le numerose rimostranze da parte dei legislatori internazionali, ma la strada sembra oramai essere tracciata nei confronti del lancio di questo sistema parallelo di regolamento finanziario.

Conclusioni

Dalle riflessioni che sopra abbiamo avuto modo di rammentare, emerge come la strada di Libra sia tutt’altro che lineare e priva di ostacoli.

Peraltro, le preoccupazioni emerse da più parte sono tutt’altro che avventate. Oltre al tema della sicurezza informatica e della gestione dei propri dati personali, emerge altresì la necessità di qualificare correttamente questo strumento di pagamento, che non è una valuta fiat ma non è una criptovaluta, agisce su blockchain ma è un progetto centralizzato, e così via.

Il rischio sostanziale è che Libra finisca con l’essere equiparato a uno Stato sovrano, che può “battere” moneta. Ma Libra è privata, e anche se non è certamente associabile solo a Facebook, rimane pur sempre all’interno di un novero completamente privato.

Insomma, Libra potrebbe effettivamente apportare dei benefici nel nostro progetto e-commerce, amplificando le opportunità  di pagamento nei confronti della propria clientela, ma per poter costruire sopra di essa una vera e propria strategia di attacco i tempi non sono ancora maturi.

Vedremo, nei prossimi mesi, quali saranno le novità diffuse in tal senso, e che cosa potremmo realmente utilizzare di questo ecosistema, al fine di migliorare la nostra attrattività nei confronti della clientela attuale, e di quella potenziale.

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