10 Parametri (KPI) da Monitorare sull’E-commerce con Google Analytics

Specialmente per i neofiti, il primo impatto con Google Analytics potrà spaventare un po’. Da dove cominciare? E quali sono i parametri che è veramente indispensabile monitorare per l’attività di un ecommerce? Noi ne abbiamo scelti 10. Consapevoli del fatto che la maggioranza degli utenti Analytics utilizza il programma al minimo delle sue potenzialità.

Il punto è semplice: per analizzare i dati del nostro ecommerce dobbiamo sapere come e dove raccogliere dati. Senza buoni dati l’analisi diventa superflua. Il nostro riferimento saranno i cosiddetti KPI, ovvero i Key Performance Indicators, gli indicatori di prestazione. Parliamo proprio di quei fattori che ci permettono di capire se effettivamente siamo facendo un buon lavoro, e quanto siamo vicini ai nostri obiettivi.

Le metriche di Analytics possono far riferimento a dati in tempo reale, dati sull’utenza, sulle fonti di traffico, i contenuti e le conversioni. Tutto, alla fine, ci tornerà utile per un bilancio finale.

Ecco 10 KPI che è indispensabile tenere d’occhio per un monitoraggio davvero efficace.

  1. Tassi di conversione

Ovvero i cosiddetti conversion rates. Quanti visitatori compiono esattamente le azioni che abbiamo previsto per loro? Ovvero quanti visitatori (in proporzione) trasformano una visita in conversione?

Meno sinteticamente, il tuo tasso di conversione è la percentuale di visitatori del sito web che completa un obiettivo desiderato (appunto, una conversione) sul numero totale di visitatori. Un alto tasso di conversione è indicativo del successo del marketing e del web design del tuo progetto, perché significa che le persone vogliono quello che offri, e sono facilmente in grado di ottenerlo!

Naturalmente, è difficile comprendere quanto sia buono un tasso di conversione, visto e valutato che i tassi di conversione variano notevolmente a seconda del settore e del modello di business. In linea di massima, potrà essere utile cercare di capire, usufruendo dei tool online, se il tuo tasso di conversione sia migliore o peggiore dei tuoi concorrenti.

Di conseguenza, aumentare il tasso di conversione significa che più traffico del tuo sito è in grado di convertirsi in azioni significative che fanno crescere il tuo business, sia che questo significhi compilare un modulo o fare un acquisto. Un basso tasso di conversione potrebbe di contro indicare un problema come un inefficiente design del tuo sito e della landing page, una offerta troppo costosa o non abbastanza preziosa per il tuo pubblico, e così via.

  1. Fonti del traffico

Abbiamo più visitatori dai motori di ricerca, da siti web, dall’email marketing o dalle campagne online / offline? O ancora, quanto incidono i social? Insomma, capire da dove arriva il nostro utente non può che aiutarci a stabilire nuove strategie e migliorare la qualità del traffico.

In tale ambito acquisisce particolare importanza il traffico organico, usato per riferirsi ai visitatori che atterrano sul tuo sito web come risultato di risultati di ricerca non pagati (appunto, “organici”). Il traffico organico è l’opposto del traffico a pagamento, che invece definisce le visite generate dagli annunci dietro corrispettivo. In altre parole ancora più chiare, i visitatori che sono considerati organici trovano il tuo sito web dopo aver utilizzato un motore di ricerca come Google o Bing, e quindi non sono “rinviati” ad esso da nessun altro sito web mediante annunci a pagamento.

Il modo più semplice per aumentare il traffico organico del tuo sito web è quello di pubblicare regolarmente sul tuo blog contenuti di qualità e rilevanti. Questa è, tuttavia, solo una delle strategie utilizzate per acquisire nuovi visitatori: nel nostro sito dovresti trovare decine di suggerimenti utili… dacci un’occhiata!

  1. Conversioni dai social media

Lavorare con i social oggi è fondamentale, anche per chi gestisce un ecommerce. Possiamo testare diversi social e diversi approcci, verificando cosa genera più engagement e quante attività da social si traducono in conversioni.

  1. Tempo trascorso sul sito

Quanto tempo l’utente resta sul sito? Cosa fa? Che percorsi predilige? Su cosa si sofferma? Cosa ha fatto aumentare il tempo medio trascorso? E cosa lo fa scendere?

Il modo più semplice per poter verificare il tempo trascorso sul sito è avvalersi di Google Analytics, che definisce tale metrica come la quantità media di tempo trascorso dagli utenti a visualizzare una pagina specifica o un insieme di pagine.

Per la maggior parte dei siti, la metrica di cui sopra è dunque la quantità di tempo che un visitatore passa leggendo il contenuto su una singola pagina, calcolato dividendo la quantità totale di tempo che i visitatori trascorrono sul vostro sito, per il numero totale di visite al sito.

Naturalmente, per poter valutare correttamente il tuo tempo sulla pagina, imposta prima delle aspettative in base al tipo di contenuto che hai su ogni pagina. Di conseguenza, sarai in grado di capire quando la metrica fornisce un risultato breve, o lungo.

Un tempo “breve” di permanenza sulla pagina può indicare un problema con il tuo sito, come ad esempio contenuti irrilevanti per i termini di ricerca che sono classificati in Google. Di conseguenza, questo può allontanare i tuoi visitatori. D’altra parte, una homepage che presenta solo una grafica e poche brevi frasi introduttive potrebbe giustificare una quantità di tempo più breve (ma efficace) su una pagina, in quanto gli spettatori non hanno bisogno di passare molto tempo a rivederla!

Dunque, per prima cosa impara a comprendere quali sono le qualità del tuo contenuto: se una delle tue pagine contiene un articolo lungo e approfondito che normalmente richiede cinque minuti per essere letto, la metrica del tempo sulla pagina dovrebbe riflettere tale valutazione.

All’estremità opposta dello spettro di analisi c’è invece un tempo troppo lungo trascorso ad esplorare le pagine del tuo sito. Certo, il fatto che il tuo pubblico si soffermi a lungo sulle tue pagine è generalmente una buona cosa, in quanto significa che gli utenti stanno probabilmente leggendo in profondità i contenuti. Tuttavia, se le sessioni di lunga durata sulle pagine non portano poi i visitatori a intraprendere l’azione che vorresti che facessero, potresti avere altri problemi da fronteggiare.

Anche in questo caso, comprendere il contenuto di ciascuna delle tue pagine è importante. La maggior parte dei siti aziendali sono alla ricerca di conversioni, quindi tanto trascorso leggendo su un prodotto può indicare che i clienti sono confusi su ciò che si sta offrendo. E se poi al termine di questa lunga lettura non avviene nessuna conversione… vuol dire che la confusione è rimasta!

parametri-kpi

  1. Acquisti per giorno, settimana, mese, quadrimestre, anno

Ovvero parametri indispensabili per capire se la nostra attività sta andando bene, e che rapporto c’è con lo scorrere del tempo!

  1. Nuovi visitatori

Quanti nuovi visitatori stiamo guadagnando, in quali tempi ed in seguito a quali interventi?

Naturalmente, non occorre essere degli esperti per comprendere che il traffico del sito web è importante e ha un impatto in almeno tre modi:

  • maggiore è il numero di visitatori del tuo sito web, meglio è;
  • anche se è vero quanto sopra, è bene concentrarsi soprattutto sull’aumento della qualità del traffico del tuo sito web, perché non tutto il traffico è “buono” per i tuoi fini. E infatti, il traffico cattivo può alla fine creare più pregiudizi che altro al tuo business;
  • infine, quando è possibile aumentare il traffico insieme alla qualità dei visitatori, meglio si sarà in grado di aumentare la conversione!
  1. Bounce Rate

E’ la frequenza di rimbalzo, il tempo che l’utente trascorre su una pagina prima di lasciare il sito. Forse l’utente non ha trovato subito quello che cercava?

In altri termini, il Bounce rate è un sistema metrico che misura la percentuale di persone che atterrano sul tuo sito web, per poi rimbalzare altrove senza compiere azioni. Per esempio, può essere la percentuale di utenti che una volta arrivato sul tuo sito non clicca su una voce di menu, su un link “leggi tutto” in un articolo o su qualsiasi altro link interno alla pagina.

Questo significa che il server di Google Analytics (considerato che il Bounce Rate di cui parliamo adesso è, sostanzialmente, quello che viene monitorato con il sistema di Google) non riceve un trigger dal visitatore. Un utente, insomma, rimbalza quando non c’è stato alcun impegno con la landing page e la visita termina con una sola pagina. Puoi usare la frequenza di rimbalzo come metrica che indica la qualità di una pagina web e/o la “qualità” del tuo pubblico, intendendo per tale la congruità del tuo pubblico con lo scopo del sito.

  1. Pagine con più traffico

Questo aspetto ci aiuta a capire cosa attira di più l’attenzione dell’utente, quale tipologia di contenuto e quindi di pagina. Di conseguenza ci stimola a ricalibrare il lavoro di content marketing nella direzione dei materiali che hanno riscosso maggior successo. All’opposto, possiamo capire quali pagine danno più problemi, e pianificare operazioni di restyling, content marketing e via di seguito.

  1. Pagine viste per ogni visita

Quanto durano le visite degli utenti? Cosa vede l’utente medio? Segue percorsi particolari?

Il dato delle pagine per visita è un’analisi web che misura il numero di contenuti (pagine web) che un particolare utente o un gruppo di utenti vede su un singolo sito web. Le pagine per visita vengono solitamente visualizzate come media, che vengono a loro volta calcolate dividendo il numero totale di pagine viste per il numero totale di visitatori. Può essere ulteriormente suddivisa per Paese, regione e anche demografica.

Insomma, il dato delle pagine per visita è un’ampia misura di come gli utenti trovano il contenuto di un sito web, e di come è organizzato per la navigazione.

Di norma, un numero maggiore di pagine per visita generalmente significa che il contenuto di una data pagina Web è “buono” e che il contenuto è abbastanza rilevante e interessante da giustificare un secondo, terzo o quarto clic. Un basso numero di pagine per visita, di contro, può suggerire che il contenuto è carente o che la capacità di navigare facilmente tra i contenuti è ostacolata dalla progettazione e dall’organizzazione generale del sito web.

  1. Percentuale di abbandono al carrello

Anche qui è fondamentale capire cosa succede, se ci sono dei passaggi che inibiscono l’acquisto e come.

Ricorda infatti che la fase di checkout è la parte più importante del viaggio che un cliente compie sul tuo sito (almeno, dal punto di vista del commerciante!), perché è la fase in cui il denaro passa di mano! I dati indicano che il 70% dei carrelli vengono abbandonati e del restante 30%, la metà di essi viene abbandonata alla cassa. Questo significa che la maggior parte degli utenti che potrebbero essere interessati ai tuoi prodotti, in realtà se ne vanno senza spendere un centesimo.

Ma perché?

Considera, per un momento, la gestione di un negozio fisico. Vedi forse molte persone che mettono i loro prodotti nel carrello, vanno alla cassa ma poi vanno via rinunciando all’acquisto? Forse no. Ma nel marketing online le cose sono molto diverse, considerata la maggiore facilità con la quale si può entrare e uscire dal negozio virtuale, senza dare nell’occhio.

Ma, dunque, quali sono i motivi che possono condurre all’abbandono della merce nel carrello?

Sebbene non sia un argomento sintetizzabile in poche righe, la prima cosa che vogliamo condividere con te è il fatto che non dovresti prevedere sorprese negative sui costi. I clienti amano le sorprese, ma solo quelle positive e, in ogni caso, non certo quelle che li costringono a pagare di più per il loro ordine! Insomma, i clienti vogliono trasparenza, e una delle cose più fastidiose è la sorpresa dei clienti di vedere costi inaspettati alla cassa. Un costo di spedizione inatteso, ad esempio, può scoraggiare il cliente dal porre in essere la propria operazione di acquisto.

Un’altra tecnica per poter abbassare il tasso di abbandono è quello di eliminare la casella dei codici di sconto. Ma come, non dovrebbe essere un vantaggio per tutti?

In realtà, è un’arma a doppio taglio. I codici sconto possono infatti essere una grande distrazione per i clienti durante la fase di checkout! Pensaci bene: il cliente ha i suoi soldi in mano pronto a completare la transazione e… scorge una casella che gli sta indicando che in cambio di un codice sconto potrebbe concludere la stessa operazione pagando di meno. Cosa pensi faranno? Nella maggior parte dei casi, gli utenti passeranno un po’ di tempo a studiare come ottenere questi codici coupon e, a volte, abbandoneranno l’acquisto.

Naturalmente, vogliamo che gli utenti che siano in possesso di un codice sconto possano utilizzarlo effettivamente, e dunque dovresti  trovare un equilibrio per non frustrare quei clienti, e allo stesso tempo non pubblicizzare il fatto che questi codici possono esistere. Se proprio non puoi rinunciare al codice sconto visibile a tutti, cerca almeno di ridurre le dimensioni del form, posizionare lo stesso in modo che gli utenti che lo cercano possano trovarlo facilmente, o nascondere il campo sotto un link!

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